Il Territorio

 

“Pilone – Corrente/Controcorrente – Faro – Marechesimangialaspiaggia – ScillaeCariddi – Pescespada – Inerzia/Resistenza – Scirocco – Familiare – Pescoso – Libertà – Fascino – Casa – Tavola – Sconfinato – Incrocio – Colorato – Ventoso – Misterioso – Mistico – Colapesce – Borgo – Oasi – Racchette – Sincretico”

Quest’insalata di parole è il risultato di una semplice domanda: “Cosa vi viene in mente se dico Capo Peloro?”

E se questa stessa domanda la facessimo ad ogni abitante della città dello Stretto le risposte sarebbero sempre diverse e comunque sorprendenti.  

Una lingua di spiaggia e una stretta striscia di mare, da qui “origina la Sicilia”.

Boccaccio scrisse: “Tra Messina in Cicilia e una punta di Calavria è uno stretto di mare pericolosissimo, il quale non ha di largo oltre tre miglia, chiamato il Fare di Messina. E dicesi Fare da pharos, che tanto suona in latino quanto ≤ divisione≥, perché molti antichi credono che già l’isola di Cicilia fosse congiunta con l’Italia e poi per tremuoti si separasse il monte chiamato Peloro dal monte Appennino, e così quella che era terraferma si facesse isola. E questo mare così stretto è impetuosissimo e pericolosissimo molto.”  

Il territorio di torre faro dove si terrà il 23 Fest

Il mare insidioso, tagliato da correnti imprevedibili, un tempo solcato dalle navi che valicavano Occidente verso le insidie d’Oriente, lo stesso mare che ha segnato la vita di generazioni di Messinesi: chiunque si sia immerso nelle acque dello Stretto conosce la sensazione spaventosa ed emozionante di essere trasportato dalla corrente fredda da un versante all’altro della punta di Sicilia; ha piantato i piedi nel  fondale ghiaioso  resistendo alla forza dei flutti che stringe gelida intorno alle caviglie. Il sole cocente sulla schiena, la Calabria di fronte, quasi sembra di toccarla e alle spalle il Pilone, la nostra Tour Eiffel: ingombrante e ormai familiare traliccio della luce che portava all’Isola il miracolo dell’elettricità dal continente.

Una nave attraversa lo Stretto di Messina all'alba foto di Gabriele Gemelli

 

U Piluni, punto di riferimento insostituibile nella personale geografia di ogni Messinese. Se il bagnante girerà un po’ la testa sulla sua destra vedrà il borgo di Torre Faro, case basse, barche adagiate sulla spiaggia, un tempo che passa più lento, al riparo dagli sconvolgimenti architettonici del resto della città. Eppure quest’idillio potrebbe essere sconvolto da un momento all’altro da un rovesciamento dei venti, e quando lo Scirocco inizierà a urlare increspando il mare e sollevando la sabbia in piccole tempeste capiremo perché Peloro, da pelorios: gigantesco, immane, prodigioso, mostruoso.

Il Mare di Torre Faro con il Pilone illuminato dal sole

Capo Peloro che ha sempre vigilato un confine millennario, il transito fra l’Occidente e l’Oriente, simboleggiando il timore dell’incognito, la paura di non saper prevedere, di non poter prevedere e l’esigenza di resistere, di sfidare la natura e nonostante tutto continuare ad esserci. Il nostro 23Fest non poteva che avere questa ambientazione, nonostante tutto, dentro le contraddizioni della natura, della nostra città, della nostra vita, per costruire bellezza e gioia.

Sergio Scarfì

[foto di Gabriele Gemelli]